lunedì 21 dicembre 2009

Dolce Natale

Una settimana prima del Natale mia madre preparava i dolci.
Taralli, panzerotti alla marmellata, meringhe, dolcetti alla pasta di mandorle, al cioccolato, al cacao...
Li portava a cuocere nel forno a legna del panettiere vicino casa, ne toglieva qualcuno per farceli assaggiare e nascondeva il resto da qualche parte, nella speranza di farli arrivare fino alle feste.
Mia madre era troppo ganza, chè in questo modo non faceva altro che aumentare la mia eccitazione e il piacere.
Non solo mi metteva a disposizione i dolci più buoni che siano mai stati fatti,
mi dava anche la possibilità di conquistarmeli con una divertentissima caccia al tesoro in cui dovevo mettere in atto le mie capacità deduttive, l'estro e l'intelligenza.
Non so se avete mai sperimentato l'emozione e la tensione di dovervi muovere nell'ombra, in silenzio, come un ladro che si introduce in una casa abitata!?
"Era un'esperienza sensualissima"
Diventavo logico come uno Sherlock Holmes, felpato come Diabolik e alla fine generoso come Robin Hood, chè facevo assaggiare i dolci a tutti gli amichetti del vicinato.
A Natale arrivavano solo le briciole, naturalmente.
Ma non ho alcun ricordo di mia madre arrabbiata.
Chè l'ho già detto che era ganzissima.

domenica 20 dicembre 2009

Leggende metropolitane: Giacomo Leopardi


Giacomo Leopardi era un gran pezzo di figo.
Alto, snello, proporzionato... un vero modello di Fidia.
A Pisa, si tuffava nelle acque dell'Arno
e raggiungeva il Tirreno a nuoto;
poi tornava a piedi gocciolante,
mentre frotte di ragazze uscivano dalle botteghe e sui balconi
per ammirare la sua tartaruga abbronzata, arrossendo di piacere e stupore.
A Napoli, tutti i giorni, fosse estate o inverno, usciva di casa all'alba,
in pantaloncini e torso nudo,
e saliva di corsa fin sulla cima del Vesuvio;
s'affacciava, incurante, sulla bocca del vulcano
e declamava ad alta voce i suoi versi più belli, dedicandoli all'Eco e all'Italia.
Al ritorno, raccoglieva rametti di ginestra e lavanda,
che organizzava in mazzetti profumati
per donarli alle sue fans:
ai tavolini di piazza Bellini, mentre gustava il suo gelato al pistacchio,
era tutto un via vai di belle giovinette, tra il timido e l'ammiccante,
in cerca di un autografo e di un sorriso.

A me Leopardi è sempre piaciuto.

sabato 19 dicembre 2009

Le vite parallele


La
storia
è
maestra
di
vita
(e qui qualcuno ha studiato!)

giovedì 17 dicembre 2009

Cicchitto & Co

Il bue che dice cornuto all'asino

lunedì 14 dicembre 2009

Cui prodest?

L'aggressione a Berlusconi
gli casca come il cacio sui maccheroni.
E a proposito di sugo,
il suo è sangue denso, che non cola.
O ha le piastrine di Superman.
Il mio invece è come un ruscello:
mi sono punto e sono annegato.
Due otturazioni valgono una rimonta.
L'aggressore si chiama "nessuno"
ed è un appassionato di chip.
La mano di Dio ha deviato il modellino monello
che sarà incastonato nella corona di Fatima.
Berlusconi Santo subito!

venerdì 11 dicembre 2009

uomo di mondo

Eccolo qui il momento che preferisco di tutta la giornata: il momento in cui mi spoglio e mi infilo nel letto.
Qui ricompongo i miei frammenti e riconosco la mia intimità.

La luce del mondo mi aliena, mi digrega, mi confonde.

Nell'oscuro silenzio mi ritrovo
giovane
ragazzo
bambino,
lo stesso,
unico,
solo,
in pace.

preghiera del mattino

oh Signore proteggi e preserva il mio male,
chè al peggio non c'è mai fine

mercoledì 9 dicembre 2009

Si accendono e brillano

Ieri, un'intera giornata a preparare l'albero di Natale.
Che io sono uomo del 3000 ma fortemente legato alle tradizioni
(soprattutto ho una moglie andicappata nei lavori manuali, anche in quelli più semplici come lavare i piatti per bene, per esempio,
figurarsi a ricomporre un abete imballato alto 2 metri e 40, con tutti i rami da montare e i rametti da aprire uno per uno,
ne sarebbe venuta fuori una scultura cubisto-picassiana, con la cima piantata nel buco del culo dell'albero!)
E' stata un'impresa ardua. Che questo benedetto albero man mano che cresceva è risultato talmente grande che abbiamo dovuto spostare mezza casa per fargli spazio.
Quando ho intravisto l'andazzo a me hanno cominciato a girare le palle tondo tondo, come l'albero intorno alla sala.
A lei invece non è parso il vero, di metter mano alla disposizione dei mobili. E' un'attività che lei adora fare (certamente più del sesso). E' un'attività che a casa mia si fa in media ogni 15/20 giorni.
Ogni 15/20 lei mi si para davanti e comincia tipo: -Che ne dici se spostiamo il divano rosso al posto di quello bianco e mettiamo quello bianco dove ora c'è il secretaire e il secretaire lo rimettiamo dove stava prima (prima quando?) che mi piaceva di più, al posto del tavolinetto tondo?
Le poltrone possiamo provare a metterle lì e lì. Pensi che ci entrerà la poltrona rossa nel rinsacco del muro dove c'è lo specchio grande?
(Sono ventanni che le dico che la poltrona NON entra nel rinsacco dove c'è lo specchio grande ma lei crede nei miracoli o pensa che le cose hanno un'anima e potrebbero anche fare lo sforzo di ingrandire o rimpicciolire a seconda delle esigenze, così ogni 15/20 giorni bisogna fare la prova della poltrona che entra nel rinsacco)
Insomma mia moglie ha la fissa di spostar continuamente i mobili di casa e verso Natale le prende questa fissa degli alberi di Natale.
A casa nostra l'albero di Natale è un'istituzione, non c'è crisi economica che tenga, e spesso ci dura fino a Pasqua, tanto lei è nostalgica dell'inverno e della neve.
Quello di oggi poi è solo il primo, l'albero madre, diciamo, quello che ogni anno dev'essere nuovo e originale;
altri ne spunteranno, via via da qui a Natale, in cucina, in camera da letto, in corridoio, sulle scale... che tanto c'abbiamo tutta una famiglia di alberi e tante di quelle palle e palline e fiocchetti e candelucce e stelle filanti che veramente non so più dove metterle.
Ieri poi mi ha comunicato che ha intenzione di fare un albero anche nel locale al pianoterra, là dove abbiamo dormito fino a tre giorni fa dalla notte del terremoto.
Dice che sarebbe bello metterlo dietro la vetrina, così si vede dalla strada.
Io le ho risposto che se vuole può metterne uno anche nel letto che tanto io me ne torno a dormire in macchina come ad aprile.

ps
In casa vivono un numero imprecisato di gatti. Diciamo che attualmente ce n'è una decina di fissi (di quelli che non li smuovi dal divano neanche a cannonate), e una decina di quelli che si fanno vedere quando gli pare a loro, di solito tra una scopata e l'altra, per riposare in tutta tranquillità e rifocillarsi. Anche per i gatti, a casa nostra vale la legge che non c'è crisi economica che tenga.
Ora questi gatti da ieri sono in brodo di giuggiole che non c'è cosa che li attiri di più di un grande albero in casa pieno di cose luccicanti appese.
Da oggi a casa mia si urlerà più del solito: Naalaaaa, Mameeeea, Leotiigreee, Pillooooo (Pallo), Reguluuus, Bellatriiiiix, è mia moglie che urla (e si diverte) coi gatti che smontano le palline.
Da oggi a casa mia le palline di Natale cominceranno a spuntare dappertutto, da sotto i mobili sulle poltrone nel letto nelle scarpe persino nelle mutande.
Sicuramente nelle mutande.

sabato 5 dicembre 2009

Verba volant.

Se Spatuzza in questi giorni dovesse morire suicida in carcere, che cosa accadrebbe all'Italia?
Probabilmente nulla, un pò di trambusto iniziale e poi tutte le cose al loro posto.
Che c'è anche il Natale alle porte e qua mancano i soldi per i regali!
Nel mio caso mancano anche le persone a cui farli, perciò problema dimezzato!
Quasi quasi faccio un regalo a me stesso, così, giusto per far vedere a Berlusconi
che non sono un pirla che casca nel pessimismo della sinistra, penso positivo e spendo e consumo,
consumo e spendo... Avevo pensato a un pleasure toy della Linda, tipo l'uovo, un bell'ovo coi fiocchi,
o il golden vibe (che quello black costa meno e io non sono tirchio) o tutt'e due insieme così mi dedico a qualche minuto di piacere solitario più approfondito, che ne ho pure bisogno, alla faccia di tutti/e quelli/e che non hanno capito che con me c'è da divertirsi. Buona giornata, Spatuzza

venerdì 4 dicembre 2009

Le facce di Pino

di Pino Corrias

Lo spettacolo degli arcoriani di militaresca osservanza che ogni sera faticano in tv è molto più nelle facce che nelle parole: le chiacchiere transitano, ma le facce restano. Quelle memorabili (tipo La Russa, Scajola, Alfano, Carfagna, Capezzone, Belpietro) sono le facce comandate, le facce addestrate a mettersi sull’attenti, a agire in pubblico per il bene privato del Cavaliere padrone dell’aria che respirano. Pronte a scuotersi in un no perpetuo quando dissentono. A vibrare di indignazione. A roteare con gli occhi. A flettere con le mandibole. A accendersi, spegnersi, sfiorire, mai dormire.

C’è la faccia bruegeliana di Alessandro Sallusti, il vice Feltri, che si carica di energia elettrica e manda bagliori di ostilità ai nemici. C’è il pallore di Ghedini che è luce di luna piena e di notti in bianco e di Codici talmente smontati in migliaia di viti e molle e bulloni che poi gli è impossibile rimontarli, poverino, ritrovandosi tutti i triangoli che sono diventati quadrati e viceversa..
C’è la faccia angelicata di Sandro Bondi. Un capolavoro del XIII secolo che trasfigura quando parla dell’amor suo perpetuo. Si illumina. Mentre riverberi d’avvento gli sbiancano le gote, gli occhi si assottigliano a fessure, un dolce sorriso trapela e l’animo gli diventa soffice come pan di spagna imbevuto di riconoscenza. Ma basta un poco di ostilità al suo beneamato drago, quando nell’aria cascano certi sostantivi come mafia, corruzione, processi, a scombussolargliela quella bella faccia levigata, a inasprirgliela come irrorata di limone o aceto.

Poi c’è quella di Bruno Vespa, la faccia/labirinto. Con i suoi solchi che convergono al Centro, si piegano in piccoli sorrisi che poi sgocciolano dietro le braccia conserte e lì spariscono. Andrebbe fatto il plastico di quella faccia con le doppie scale a risalire le guance, gli occhi sul pianerottolo, i fiori appassiti sul davanzale e l’orma del cadavere dell’informazione al centro della scena, tra il naso e l’immaginazione. Cadavere già rimosso, anzi prescritto.

Pino Corrias
3 dicembe 2009

Demagogia

La Politica:
"Ritireremo le truppe dall'Afganistan:
mando altri mille soldati per aiutarle a fare le valigie"

mercoledì 2 dicembre 2009

Per un pò di calore, almeno

Stamani alla Feltrinelli c'era una grossa pila dell'ennesimo libro di Vespa.
Pronta per essere bruciata.
Da pila a pira.

martedì 1 dicembre 2009

Proprio una uallera d'uomo

Io quando sento parlare 'a Capezzone, mi sento due palle che sembrano tre.
E poi mi prudono le mani.
Come una malattia

domenica 29 novembre 2009

Constatazione triste


"Tutto scorre"
Diceva Eraclito.
Perchè non mi ha conosciuto.

Io sono sempre sul punto di partenza.

.

sabato 28 novembre 2009

Visione (al centro commerciale)


Un giovane bellissimo.

Se ne stava mollemente seduto su un alto sgabello
rapito da un libro aperto sulle ginocchia.

Tutt'intorno, la marea indifferente di gente e di cose.

Sembrava assolutamente immune alla propria bellezza
ed era, perciò,
ancora più bello.

venerdì 27 novembre 2009

e mi farò falò e sarò faro


questo inverno... deve ancora iniziare
e già mi sembra più inverno degli altri

l'anima è uno straccio gelato
uno straccio di anima in fondo in fondo al secchio

brucerò a primavera per festeggiare la luce
per fare un pò di luce

martedì 24 novembre 2009

Oggi è morta una mosca...

Scoprire che la mosca è morta (o almeno così sembra) mi ha provocato sensazioni contrastanti.
Di dispiacere profondo e di leggera allegrezza.
Chè era pure una mosca bianca.
Ho capito cioè che quando un blog chiude (per volontà dell'autore),
non è poi una cattiva notizia perchè presuppone un salto,
un cambiamento,
una evoluzione,
una metamorfosi appunto.
Qualsiasi trasformazione è, dal mio punto di vista, un evento positivo.
La monotonia è come l'acqua stagnante.
E' viziosa, come il cerchio:
meglio la spirale, allora.
Quando un blog chiude viene voglia di chiudere il pc
e di uscire fuori, all'aria fresca, a respirare a pieni polmoni.
Come ai vecchi tempi.

Altro che morta quindi... la mosca.
Direi più che altro che si è m o m e n t a n e a m e n t e liberata dalla ragnatela.
Magari ha trovato l'amore e ora vola alto,
"al di sopra degli stagni"
Per questo non riesco ad essere veramente triste.