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domenica 26 luglio 2009

Il raddoppio del dove

Qui
il problema
ora
non è più
dove
andare
a
sbattere
la testa,
ma
di trovare
l'energia
necessaria
per
cercarlo

lunedì 6 luglio 2009

Venne la morte e ebbe i suoi occhi

Quando non era occupata a pulire, cucire, cucinare, ricamare o in una di quelle cose che fanno di solito le mamme, mia madre aveva l'abitudine di guardarmi fisso, in silenzio.
Si può dire che tutti i suoi momenti di ozio in mia presenza li ha trascorsi con gli occhi puntati su di me e la mente chissà dove.
Non era uno sguardo di rimprovero nè di approvazione; era uno sguardo meditativo, estatico, da innamorata, direi.
Non so se è una cosa che fanno tutte le mamme, certo è capitato anche a me a volte di fissare mia figlia ma non nella maniera di mia madre.
C'era qualcosa di patologico o misterioso in quella sua mania; così a me sembrava, da ragazzo.
Provavo imbarazzo e soggezione a sentirmi addosso il suo sguardo specialmente quando eravamo con altre persone, tipo a Natale coi parenti, nelle feste, tra ospiti, e glielo facevo capire,
a volte in modo gentile, più spesso in modo stizzoso. Tipico degli adolescenti insofferenti verso le moine dei genitori.
Lei allora si svegliava dal torpore, cercava qualcosa intorno a sè su cui posare gli occhi ma poi inevitabilmente ritornava su di me. Era più forte di lei.
Crescendo imparai a sopportare in silenzio e in pace; la lasciavo fare. D'altra parte su che cosa possono riposare gli occhi di una madre più comodamente che sul proprio figliolo?
Forse era il suo modo di proteggermi dai malocchi; forse recitava preghiere per scacciare i demoni che mi ballavano intorno;
forse aveva capito che ero un debole, uno incapace di viaggiare da solo lungo il fiume della vita e voleva trasferire in me la sua forza, lei che di forza ne aveva, eccome.
Oggi quando penso a quello sguardo ossessivo, lo paragono ad un'àncora, chè in certi momenti mi sento davvero una barca senz'àncora, senza più quello sguardo.

domenica 5 luglio 2009

Il Casanova intraprendente

Era già tutto chiaro quale sarebbe stato il mio successo con le donne quando, alle medie, innamorato perso di una bella compagna di classe, le dedicavo tutti i giorni una canzone d'amore ad una radio che neanche sapevo se lei ascoltasse e presentandomi con un nome diverso dal mio.

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note al post
1) la canzone era Lola dei Krisma
2) il nome usato era Francesco che non so perchè ma usavo sempre quel nome quando non volevo rivelare il mio, forse perchè avevo una fissa per San Francesco d'Assisi
3) la ragazza si chiamava Angela e con lei nacque una bella amicizia. La sorte ci aveva unito anche al liceo, ma io pochi giorni prima dell'inizio dell'anno scolastico cambiai città. Anni dopo, di passaggio a Siena, dove studiavo, mi cercò per tutta la città e non c'erano ancora i cellulari. Ci incontrammo infine in piazza del Campo e scoprì che mi faceva ancora sobbalzare il cuore. Ma era col suo fidanzato e io col nuovo oggetto del mio innamoramento, un amico universitario.
Mi invitò al suo matrimonio, ma declinai gentilmente l'invito. Mi presentai solo a casa sua, mentre si preparava a indossare il suo abito bianco, con tre grossi bellissimi fiori bianchi (un incrocio tra una grossa campanula e un giglio), uno ancora chiuso, uno appena aperto, uno completamente sbocciato: volevo lanciare un messaggio sessuale ma non ricordo quale.
Ho capito troppo tardi che anche lei era innamorata di me.
E' una di quelle perle che ho incontrato lungo la via e che non ho mai raccolto.

giovedì 2 luglio 2009

Fuorifase


Dall'età di quattordici anni fino a oltre i trenta (fino al matrimonio chè il matrimonio sistema diverse situazioni) ho avuto il complesso della magrezza, in particolare delle gambe magre come due stecche.
Per vent'anni ho avuto il terrore di scoprirmi, rinunciando a sport (amavo giocare a calcio) e ai bagni al mare (se vi ricordate di qualcuno sulla spiaggia sotto il sole di agosto coi pantaloni lunghi e la camicia appena appena aperta sul petto, quello ero io!).
Per venti lunghi anni.
Quelli della giovinezza.
E ora scopro improvvisamente che le gambe magre maschili vanno di moda!
Sulle riviste, sui manifesti, nelle vetrine, ovunque vedo gambe come le mie, e per chi sventuratamente ha delle belle gambe muscolose, ci pensano gli stilisti a creare modelli di pantaloni che le assottigliano.
Ma porca puttana!
Che imbecille!

martedì 30 giugno 2009

Come Fabrizio ne "Le passanti"

Non so, sarà l'estate... chè mi succede sempre in estate,
saranno le frequentazioni di mia figlia che riempiono la casa di teneri tredici/quattordicenni,
e mi sovviene che fu proprio a quell'età che l'incantesimo si ruppe
e cominciai a disseminare cocci su strade sbagliate,
...ma mi sento sopraffatto dalla nostalgia delle cose non fatte.
Ed è atroce oggi, come lo fu allora
che ero cosciente della perdita nel momento stesso della rinuncia.